{"id":998,"date":"2026-07-30T13:10:39","date_gmt":"2026-07-30T11:10:39","guid":{"rendered":"https:\/\/medievalsicily.org\/progetti\/santa-maria-di-campogrosso\/chiesa\/"},"modified":"2026-07-30T13:10:39","modified_gmt":"2026-07-30T11:10:39","slug":"chiesa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/medievalsicily.org\/it\/progetti\/santa-maria-di-campogrosso\/chiesa\/","title":{"rendered":"Chiesa"},"content":{"rendered":"\n<section class=\"wp-block-group ms-project-hero compact ms-project-hero-placeholder-cg is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<div class=\"wp-block-group ms-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<p class=\"ms-eyebrow wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/medievalsicily.org\/it\/progetti\/santa-maria-di-campogrosso\/\">Santa Maria di Campogrosso<\/a> \u00b7 sottopagina<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Chiesa<\/h1>\n\n<\/div>\n\n<\/section>\n\n\n\n<section class=\"wp-block-group ms-section is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<div class=\"wp-block-group ms-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<p><figure><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/santamariadicampogrosso.com\/images\/Allta2.jpg\" alt=\"\"><\/figure><\/p>\n<p>La cronologia della chiesa, stabilita sulla base delle fonti scritte per la seconda met\u00e0 dell&#8217;XI secolo, \u00e8 stata messa in discussione dagli storici dell&#8217;architettura. Heinrich Mathias Schwarz, storico dell&#8217;arte tedesco, si \u00e8 espresso a favore di una cronologia pi\u00f9 tarda della chiesa, spostando la data di costruzione al XIII secolo (periodo svevo); tuttavia, nello stesso secolo la chiesa sarebbe gi\u00e0 caduta in declino, il che rende dubbia la sua ipotesi (Schwarz 1942-1944, vol. VI).<\/p>\n<p>Nel 1950 Mario Guiotto, direttore della Soprintendenza ai Monumenti di Palermo, present\u00f2 i propri dubbi sulla cronologia dell&#8217;XI secolo della chiesa di Santa Maria di Campogrosso durante il VII Congresso Nazionale di Storia dell&#8217;Architettura di Palermo, richiamando l&#8217;attenzione anche su possibili rifacimenti (figg. 13, 14, 15). A suo avviso alcuni elementi architettonici, come i contrafforti, potrebbero risalire stilisticamente al XIII secolo (Guiotto 1950, p. 3).<\/p>\n<p>Nel 1979 viene pubblicata l&#8217;opera Monumenti della Sicilia normanna, di Guido di Stefano. L&#8217;autore afferma che, secondo le fonti scritte relative alla chiesa di Santa Maria di Campogrosso, l&#8217;edificio pu\u00f2 essere datato alla fine dell&#8217;XI secolo, ma l&#8217;analisi degli stili architettonici impiegati sembra contraddire una cronologia cos\u00ec precoce (Di Stefano 1979, pp. 30-31). Secondo Vladimir Zori\u0107, che ha condotto un&#8217;analisi approfondita dei segni lapicidi, confrontandoli con l&#8217;insieme dei segni della cattedrale di Cefal\u00f9, distante circa 50 km (Hubbard 1898), ci troviamo di fronte a due fasi costruttive, riconducibili principalmente alla prima met\u00e0 del XII secolo (Zori\u0107 1989, pp. 575-579).<\/p>\n<p>Nel 2015 sono stati condotti i primi sondaggi, volti a ricostruire la pianta dell&#8217;edificio nella sua stratificazione cronologica e a ricostruire il contesto culturale dei periodi precedenti, contemporanei e successivi all&#8217;uso della chiesa. I lavori sono iniziati con l&#8217;esplorazione di un piccolo saggio, di 9 m\u00b2 di superficie, tracciato sul lato esterno del muro dell&#8217;abside meridionale. Il potenziale conoscitivo del sito \u00e8 stato dimostrato sia dalle sepolture rinvenute, sia dal numero relativamente elevato di frammenti di ceramica rinvenuti (296 frammenti).<\/p>\n<p>Negli anni successivi, il cimitero annesso alla chiesa, i cui resti erano stati individuati nei sondaggi del 2015, \u00e8 stato progressivamente esplorato. In seguito a tutte le campagne di scavo condotte finora sono state scoperte 35 sepolture, tra cui 12 tombe conservatesi integre. Nel cimitero sono stati messi in luce gli scheletri di neonati e donne sepolti. La loro presenza potrebbe indicare che in questa parte del cimitero venivano sepolte principalmente persone laiche. La posizione sociale rilevante dei defunti potrebbe essere suggerita dalla forma di alcune delle tombe messe in luce e dalla loro vicinanza al muro meridionale della chiesa. Nel punto pi\u00f9 vicino al muro sono state scoperte una monumentale struttura in pietra e una tomba in pietra di forma antropomorfa. Anche l&#8217;origine dei defunti risulta interessante. Parte dei sepolti potrebbe provenire dall&#8217;Europa settentrionale, come suggerirebbe la loro statura elevata, insolita per gli abitanti della Sicilia dell&#8217;epoca (per saperne di pi\u00f9, vedi la scheda &#8211; cimitero).<\/p>\n<p>I lavori di scavo hanno interessato anche l&#8217;area interna della chiesa. I saggi sono stati tracciati nell&#8217;area del presbiterio, del transetto, dell&#8217;abside meridionale e della navata principale.<\/p>\n<p>La pianta dell&#8217;edificio, elaborata sulla base di rilievi e scansioni fotogrammetriche dalla dott.ssa Anna Kubicka, differisce nei dettagli da quelle pubblicate finora (Guiotto 1955, p. 6; Oliva 2008, pp. 106, 111), tanto pi\u00f9 che durante i lavori di scavo sono stati messi in luce elementi architettonici finora sconosciuti, come il pilastro dell&#8217;arco trionfale, due contrafforti sconosciuti, un frammento di volta a crociera con relativa chiave di volta, oppure una scala che conduce dal transetto al presbiterio.<\/p>\n<p>I resti conservati della chiesa permettono di ricostruirla come un edificio a navata unica con tre absidi. I muri della navata e del transetto, visibili ancora oggi e fondati direttamente sulla roccia, sono stati realizzati in un&#8217;unica fase. Ci\u00f2 \u00e8 confermato non solo dall&#8217;analisi dei dettagli costruttivi, ma anche dai segni lapicidi rinvenuti sui blocchi di pietra.<\/p>\n<p>Se ne sono potuti leggere oltre cento, classificati per forma in una dozzina di gruppi. Alcune forme dei segni corrispondono alle forme dei segni rinvenuti sulle pietre impiegate nella costruzione della cattedrale di Cefal\u00f9, ma anche del Castello Maredolce a Palermo o del Castello Maniace a Siracusa. Si tratta tuttavia al contempo di forme universali diffuse in Europa in un ampio orizzonte spaziale e cronologico (Terreno 2016; sui segni cfr. anche Dionigi 2009; Piras 2012). L&#8217;inventario e l&#8217;analisi dei segni murari (lapicidi) conservati sui blocchi di pietra del muro meridionale confermano l&#8217;ipotesi che ci si trovi di fronte a un edificio a fase unica; non si pu\u00f2 quindi parlare di rifacimenti significativi in et\u00e0 moderna, ipotesi che pure si incontrano nella letteratura relativa alla chiesa di Santa Maria di Campogrosso. Una netta suddivisione in due zone nel muro meridionale dell&#8217;edificio \u2014 quella occidentale, in cui domina il segno E, e quella orientale, con prevalenza del motivo della freccia \u2014 indica la partecipazione alla costruzione di almeno due gruppi di muratori, oppure l&#8217;impiego di due diverse partite di pietra da costruzione provenienti da fornitori diversi. Resta da chiarire la funzione dei segni, che in questo caso sono verosimilmente segni personali (di operai a cottimo). Ci\u00f2 non significa che alcuni di essi non recassero anche determinati contenuti simbolici. Da questo punto di vista risultano interessanti le analisi condotte su questo tipo di segni nelle chiese romaniche della Penisola Iberica, anche se le interpretazioni proposte dall&#8217;autore di quella ricerca sembrano spingersi troppo oltre (Bozal 2013).<\/p>\n<p>Disponiamo ancora di poche indicazioni per la ricostruzione della parte superiore dell&#8217;edificio. La presenza dei contrafforti costituisce un indizio che fa supporre una volta su archi trasversali oppure una volta a crociera. Nella parte meridionale del transetto vi era senza dubbio una volta a crociera legata da una chiave di volta, rinvenuta nel 2017.<\/p>\n<p>La scoperta dei resti di un pilastro che sosteneva l&#8217;arco trionfale potrebbe indicare l&#8217;esistenza di una torre all&#8217;incrocio tra la navata e il transetto.<\/p>\n<p>Le chiese con una pianta simile presenti nell&#8217;Italia meridionale sono generalmente datate alla seconda met\u00e0 dell&#8217;XI secolo o al XII secolo, come ad esempio San Filippo Fragal\u00e1, San Giovanni Vecchio di Stilo, San Nicolo in Sciacca, Santa Maria di Terreti, San Giovanni degli Eremiti e San Giovanni Theristis. La forma della chiesa di Santa Maria di Campogrosso mostra tuttavia legami pi\u00f9 stretti con l&#8217;architettura dell&#8217;Europa occidentale, a differenza di altre chiese coeve della Sicilia occidentale. Qualora venisse confermata la cronologia precoce del complesso in esame, si tratterebbe della seconda chiesa pi\u00f9 antica dell&#8217;area di Palermo, insieme alla chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi.<\/p>\n<p>Sulla base delle ricerche condotte finora, l&#8217;interno della chiesa pu\u00f2 essere suddiviso in tre zone: A \u2013 la zona della navata; B \u2013 la zona del transetto e dell&#8217;abside meridionale; C \u2013 la zona del presbiterio. Vi si sono riscontrati strati relativi al periodo precedente la costruzione della chiesa (zona A); al periodo di costruzione (B); all&#8217;uso a scopi sacri e successivamente profani (A, C); al periodo di demolizione (A, B); al periodo di caduta in rovina fino ai giorni nostri (A, B, C).<\/p>\n<p>Fase I \u2013 il periodo precedente alla costruzione della chiesa. A questa fase \u00e8 associato lo strato US 11, gi\u00e0 noto dall&#8217;area del cimitero. Esso costituiva il livello d&#8217;uso nel periodo di costruzione della chiesa. In molti punti \u00e8 stato asportato fino alla roccia \u2014 nell&#8217;area del transetto, delle absidi e del presbiterio durante la costruzione, ma anche nuovamente durante la demolizione. Per questo motivo \u00e8 stato possibile raggiungerlo solo nell&#8217;area della navata, dove i lavori di demolizione si arrestavano talvolta al livello del sottofondo calcareo del pavimento.<\/p>\n<p>Fase II \u2013 il periodo di costruzione della chiesa. Nei saggi all&#8217;interno della chiesa non si sono conservate tracce di strati legati al processo di costruzione. Sono state verosimilmente asportate durante la demolizione dei pavimenti. Solo in un piccolo tratto della navata \u00e8 stato possibile mettere in luce frammenti del sottofondo dei pavimenti.<\/p>\n<p>Fase III \u2013 uso della chiesa a scopi sacri. Solo in alcuni punti (saggio 10; 14) \u00e8 stato possibile scoprire i resti del sottofondo calcareo sovrastante, relativo al pavimento (pavimento?) della chiesa. Purtroppo, come accennato sopra, durante la demolizione si arrivava molto spesso fino alla roccia originaria. Non si sono quindi conservati, in generale, gli strati relativi al periodo d&#8217;uso della chiesa prima della sconsacrazione. Nella maggior parte dei casi, ad eccezione del presbiterio, sono stati completamente asportati. Si sono invece conservate, nei saggi 10 e 14, tracce di uso a scopi profani, resti di strutture di servizio (US 2 e US 3).<\/p>\n<p>Fase IV \u2013 la distruzione della chiesa. A questa fase sono associati gli strati di riempimento (US 2 e US3). Gli strati nei saggi situati all&#8217;interno dell&#8217;abside meridionale (saggi 3 e 12) costituivano il riempimento dell&#8217;interno dell&#8217;edificio, composto da pietrame di crollo, resti della struttura muraria, sabbia e malta. Al di sotto del pietrame minuto era presente il riempimento derivante dal crollo delle pareti e della volta in pietra (US 2). Immediatamente sopra la roccia madre, tra le macerie, sono stati rinvenuti resti di blocchetti legati da una chiave di volta, decorata con un bassorilievo a motivo floreale. Al centro del fiore vi era un perno di ferro. Nel saggio 12, sopra la roccia madre, a una profondit\u00e0 di oltre un metro, sotto le macerie, \u00e8 stato messo in luce uno strato di combustione (US 3). In questo strato \u00e8 stato rinvenuto un medaglione raffigurante Sant&#8217;Antonio di Padova. Medaglioni analoghi sono stati rinvenuti durante gli scavi della chiesa di Maria SS. degli Agonizzanti (chiesa del XVII secolo situata nel pieno centro di Palermo), datati al XVII secolo. Nel saggio 4, situato nell&#8217;area del transetto e del presbiterio, \u00e8 stato registrato uno strato di macerie molto simile (US 3), composto da pietrame di crollo, frammenti di malta, sabbia e blocchi di pietra di dimensioni maggiori, provenienti dal muro della chiesa.<\/p>\n<p>Fase V \u2013 dopo la distruzione della chiesa. In tutte le zone individuate si trattava di strati di macerie con tracce di uso sporadico, ricoperti da uno strato di humus. Precisare la cronologia delle macerie nell&#8217;area del transetto, del presbiterio e dell&#8217;abside meridionale risulta molto difficile. Nei saggi in esame sono stati rinvenuti complessivamente 657 frammenti di ceramica, provenienti da vasellame da cucina e da dispensa, che non costituiscono buoni indicatori cronologici. Sulla base delle fonti scritte, la formazione delle macerie pu\u00f2 essere collocata nel XVI secolo. Un medaglione del XVII secolo, rinvenuto nello strato di combustione situato sotto le macerie, sembra spostare tale momento di demolizione della chiesa al XVII secolo. Tuttavia i medaglioni di et\u00e0 moderna sono poco studiati, e anche la loro cronologia pu\u00f2 essere presentata in modo diverso in letteratura.<\/p>\n\n<\/div>\n\n<\/section>\n\n\n\n<section class=\"wp-block-group ms-section alt is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<div class=\"wp-block-group ms-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<p class=\"has-text-align-center\"><a class=\"ms-button outline-navy\" href=\"https:\/\/medievalsicily.org\/it\/progetti\/santa-maria-di-campogrosso\/\">\u2190 Powr\u00f3t do Santa Maria di Campogrosso<\/a><\/p>\n\n<\/div>\n\n<\/section>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Santa Maria di Campogrosso \u00b7 sottopagina Chiesa La cronologia della chiesa, stabilita sulla base delle fonti scritte per la seconda [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":0,"featured_media":0,"parent":977,"menu_order":70,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","ast-disable-related-posts":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"class_list":["post-998","page","type-page","status-publish","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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