{"id":986,"date":"2026-07-30T13:10:39","date_gmt":"2026-07-30T11:10:39","guid":{"rendered":"https:\/\/medievalsicily.org\/progetti\/santa-maria-di-campogrosso\/descrizione-del-progetto\/"},"modified":"2026-07-30T13:10:39","modified_gmt":"2026-07-30T11:10:39","slug":"descrizione-del-progetto","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/medievalsicily.org\/it\/progetti\/santa-maria-di-campogrosso\/descrizione-del-progetto\/","title":{"rendered":"Descrizione del progetto"},"content":{"rendered":"\n<section class=\"wp-block-group ms-project-hero compact ms-project-hero-placeholder-cg is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<div class=\"wp-block-group ms-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<p class=\"ms-eyebrow wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/medievalsicily.org\/it\/progetti\/santa-maria-di-campogrosso\/\">Santa Maria di Campogrosso<\/a> \u00b7 sottopagina<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Descrizione del progetto<\/h1>\n\n<\/div>\n\n<\/section>\n\n\n\n<section class=\"wp-block-group ms-section is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<div class=\"wp-block-group ms-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<p><figure><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/santamariadicampogrosso.com\/images\/Santa_Maria_di_Campogrosso_San_Michele_del_Golfo.jpg\" alt=\"\"><\/figure><\/p>\n<p>Progetto &#8220;Trasformazioni nelle relazioni interculturali delle comunit\u00e0 locali della Sicilia medievale dopo la conquista normanna alla luce delle ricerche archeologiche (il caso dell&#8217;area di Altavilla Milicia)&#8221; &#8211; 2017\/25\/B\/HS3\/01699 &#8211; finanziato dal Centro Nazionale della Scienza (Polonia)<\/p>\n<p>Il progetto riguarda la storia di un centro di culto locale sorto agli inizi della conquista normanna della Sicilia \u2013 la chiesa e il monastero italo-greco noto come Santa Maria di Campogrosso o San Michele del Golfo (Oliva 2008). Il monastero e la chiesa, situati su una collina che domina la vicina costa (63 m s.l.m.), costituivano un punto strategico posto tra Termini Imerese e Palermo lungo la via che collegava l&#8217;est e l&#8217;ovest dell&#8217;isola, seguendo l&#8217;antica strada romana Via Valeria.<\/p>\n<p>Il Centro di Studi sulla Cultura della Tarda Antichit\u00e0 e dell&#8217;Alto Medioevo, IAE PAN, ha avviato i lavori di scavo in quest&#8217;area nell&#8217;ambito di un pi\u00f9 ampio programma di ricerca sul ruolo dei Normanni nella formazione del volto culturale dell&#8217;Europa medievale, sulla base di un accordo di collaborazione scientifica con la Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Palermo.<\/p>\n<p>Il principale problema di ricerca del progetto riguarda le modalit\u00e0 di formazione delle relazioni interculturali nelle comunit\u00e0 locali della Sicilia medievale, alla luce di ricerche interdisciplinari con particolare attenzione alla cultura materiale (il caso dell&#8217;area di Altavilla Milicia).<\/p>\n<p>Conquistando la Sicilia, i sovrani normanni trovarono un notevole mosaico culturale. Dal punto di vista religioso, si trovarono qui principalmente di fronte a una popolazione islamica (non solo araba) e cristiana, allora prevalentemente greca (Houben 1997; Loud G.A., Metcalfe A., 2002; Panarelli 2005), ma anche ebraica. Ci\u00f2 li costrinse a basare l&#8217;apparato di potere sull&#8217;organizzazione preesistente (Takayama 1993), ricorrendo, oltre alla violenza, anche al metodo del consenso, cos\u00ec come facevano i sovrani in altre regioni dell&#8217;Europa di allora (Mo\u017adzioch S., Wiszewski P., 2013). L&#8217;immagine idilliaca di tolleranza alla corte dei sovrani normanni, talvolta delineata in letteratura, potrebbe essersi formata diversamente a livello locale (Palombo 2015). Il progetto intende affrontare questo problema dal punto di vista della cultura materiale. Se infatti la letteratura storica riguardante il periodo normanno, bizantino e persino islamico in Sicilia \u00e8 molto ampia, l&#8217;archeologia del periodo medievale, incluso il periodo normanno in Sicilia, si sviluppa solo da poco tempo (Molinari 2008).<\/p>\n<p>Al problema di ricerca principale sono legate diverse ipotesi di lavoro. La prima riguarda il periodo di fondazione e di declino della chiesa e del monastero, le successive la localizzazione e la forma degli edifici monastici e le funzioni svolte da questo centro.<\/p>\n<p>Nella letteratura circolano diverse datazioni della chiesa di Santa Maria di Campogrosso, che vanno dall&#8217;XI al XV secolo (Oliva 2008). Secondo Tommaso Fazello (1558), il fondatore del monastero fu il conte Roger, e l&#8217;atto di fondazione stesso si sarebbe collocato nel periodo tra la vittoriosa battaglia contro i musulmani presso Misilmeri (1068) e la conquista di Palermo (1072). Secondo Rocco Pirri (1630), si tratt\u00f2 invece di un&#8217;iniziativa di Robert Guiscard. Il pi\u00f9 antico documento esistente relativo al monastero risale al 1134 (Mongitore 1734). Secondo gli studiosi di architettura, la forma e la tecnica costruttiva della chiesa indicano un&#8217;origine della chiesa risalente al XII secolo (V. Zori\u0107) o addirittura al XIII secolo (M. Guiotto).<\/p>\n<p>Alla fine del XIII secolo (documenti del 1283 e del 1284) il monastero fu soppresso, e le vicende della chiesa stessa fino al XVI secolo sono poco conosciute. Nel XVI secolo era in rovina (Fazello 1558), e i suoi resti furono saccheggiati dai pirati (Pirri 1630). Nel 1583, per volont\u00e0 del visitatore regio Francesco del Pozzo, fu presa la decisione di sconsacrare e demolire parzialmente la chiesa. Gli scavi hanno lo scopo di stabilire la cronologia di utilizzo di quest&#8217;area e degli edifici.<\/p>\n<p>I monasteri italo-greci di questo periodo non avevano una struttura spaziale fissata da una regola. Dei numerosi monasteri \u00abbasiliani\u00bb fondati in Sicilia, soprattutto nella sua parte orientale, non se n&#8217;\u00e8 conservato nessuno nella forma risalente al periodo normanno. Le indagini non invasive preliminari condotte nel 2015 a sud della chiesa hanno permesso di individuare i luoghi in cui potrebbero trovarsi i resti delle antiche mura del monastero. Un&#8217;eventuale scoperta tramite scavo consentir\u00e0 analisi pi\u00f9 ampie della cultura materiale di questo centro, al fine di rispondere alla domanda sulla forma delle relazioni economiche con il territorio circostante e sui contatti a lungo raggio. I resti ossei animali costituiranno una fonte preziosa per lo studio della dieta, dell&#8217;ambiente naturale e della cronologia. Il problema della dieta degli abitanti della regione e dell&#8217;origine dei vasi qui rinvenuti (tributi, commercio) sar\u00e0 analizzato grazie ai reperti ceramici.<\/p>\n<p>L&#8217;area di indagine, la regione di Altavilla Milicia, confinante con due importanti centri culturali ed economici dell&#8217;antichit\u00e0 e del medioevo \u2013 Palermo a ovest, Cefal\u00f9 a est \u2013 \u00e8 una tipica area periferica. In epoca normanna vi si trovava l&#8217;insediamento arabo di Ayn bi-lyen (menzionato in un documento del 1169 \u2013 Cusa 1868-82, p. 37), che divenne il retroterra economico del monastero di Santa Maria di Campogrosso (Oliva 2008), e i cui abitanti furono probabilmente oggetto di una missione di cristianizzazione. Secondo un&#8217;ipotesi di lavoro, i resti dell&#8217;insediamento arabo si trovano nei pressi del monastero, nell&#8217;area dell&#8217;attuale via Portella Daino. Nell&#8217;ambito del progetto, tale ipotesi sar\u00e0 verificata mediante metodi archeologici (non invasivi e invasivi) e tramite una ricerca storico-topografica. L&#8217;analisi dei reperti mobili provenienti dall&#8217;insediamento potr\u00e0 indicare sia l&#8217;estensione e la direzione dei contatti economici e culturali del centro studiato, sia il grado del suo legame con il retroterra islamico locale, a giudicare dai riferimenti nelle fonti scritte.<\/p>\n<p>Alla stessa domanda dovranno rispondere i risultati dei lavori nel cimitero annesso alla chiesa, scoperto nel 2015. Vi sono state rinvenute tombe di individui di corporatura alta (monaci?), forse provenienti da fuori la Sicilia. \u00c8 stata inoltre scoperta, in giacitura secondaria, parte di una stele funeraria con un frammento di iscrizione araba.<\/p>\n<p>Potrebbe provenire da un cimitero arabo distrutto da sepolture cristiane, ma potrebbe anche essere stata parte di una tomba islamica realizzata in un cimitero condiviso. Violenza o consenso? Quale metodo di costruzione dei legami sociali prevaleva nei rapporti tra la popolazione islamica e i cristiani? I frammenti di vasellame rinvenuti, prodotti in botteghe arabe, confermano i legami economici del monastero con il retroterra islamico. Sono comparsi anche vasi provenienti dal continente. L&#8217;analisi della ceramica potr\u00e0 indicare il momento in cui ebbe inizio la sostituzione della popolazione islamica con quella giunta al seguito degli invasori normanni. Con questa sostituzione poterono comparire nuove tecniche di fabbricazione e un diverso repertorio di vasellame. Anche le monete sono una fonte preziosa per la storia delle relazioni culturali. Finora ne sono state scoperte alcune, tra cui monete di Wilhelm I e Wilhelm II con iscrizioni bilingui (arabo-latine). Esse testimoniano che l&#8217;alfabeto arabo era ancora, in questo periodo, uno strumento efficace della politica dei sovrani, rivolto alla popolazione islamica ancora stanziata sul territorio.<\/p>\n<p>Grande importanza avr\u00e0 l&#8217;ulteriore indagine del cimitero annesso alla chiesa e l&#8217;eventuale localizzazione del cimitero della popolazione rurale, incluso un cimitero arabo, da cui potrebbe provenire il gi\u00e0 menzionato frammento di stele funeraria con iscrizione cufica. I resti ossei ottenuti nel corso delle ricerche saranno sottoposti ad analisi del contenuto di isotopi di stronzio, ossigeno, carbonio e azoto (87Sr\/86Sr, \u03b418O, \u03b413C, \u03b415N), sia per stabilire la dieta della popolazione studiata, sia la sua origine. Saranno inoltre condotte analisi genetiche, tra le prime riguardanti la popolazione della Sicilia medievale del periodo normanno. Un ampio progetto genetico anglo-italiano attualmente in corso riguarda il periodo bizantino e arabo.<\/p>\n<p>Il problema delle relazioni tra i rappresentanti delle diverse correnti religiose e culturali nelle comunit\u00e0 locali medievali della Sicilia ha un&#8217;ampia letteratura storica. Le ricerche sulla cultura materiale del periodo normanno (et\u00e0 normanna) in Sicilia, e ancor pi\u00f9 del precedente periodo islamico (et\u00e0 islamica), si sono sviluppate solo negli ultimi anni (Molinari 2008). Solo di recente sono stati avviati studi pi\u00f9 ampi sulla ceramica siciliana del periodo arabo e normanno. Ogni scavo che fornisca nuove fonti ceramiche inserite in sequenze stratigrafiche documentate, con una cronologia assoluta stabilita grazie a metodi fisico-chimici, \u00e8 prezioso, arricchendo una base di dati ancora scarsa (Mangiaracina 2012).<\/p>\n<p>Diventano quindi ancora pi\u00f9 importanti le ricerche nella regione di Altavilla Milicia, condotte da un&#8217;\u00e9quipe polacca dell&#8217;IAE PAN in collaborazione con studiosi siciliani. Esse proseguono una tradizione di oltre 50 anni di collaborazione tra gli archeologi medievisti dell&#8217;Istituto di Archeologia ed Etnologia dell&#8217;Accademia Polacca delle Scienze (gi\u00e0 IHKM) e gli archeologi italiani. In quel periodo le ricerche si svolgevano principalmente sul continente. Le ricerche in Sicilia proseguono gli indirizzi di ricerca portati avanti da Lech Leciejewicz. Essi riguardavano il ruolo dei Normanni nell&#8217;Europa medievale e il significato dell&#8217;eredit\u00e0 antica nella formazione della cultura europea. Rispondono inoltre ai problemi dell&#8217;Europa contemporanea, poich\u00e9 riguardano l&#8217;attuale questione dei contatti tra comunit\u00e0 di culture e religioni diverse su scala locale e sovralocale.<\/p>\n<p>Gli scavi condotti nel sito di Santa Maria di Campogrosso permetteranno di stabilire in quale misura il funzionamento del monastero fosse legato al pi\u00f9 vicino retroterra arabo. A ci\u00f2 contribuir\u00e0, tra l&#8217;altro, l&#8217;analisi del materiale archeologico scoperto nel sito e nell&#8217;area degli insediamenti adiacenti al monastero. Nell&#8217;ambito del progetto sar\u00e0 effettuata una ricognizione del territorio pi\u00f9 prossimo, nella zona del fiume San Michele, e a sud nella zona della Grotta Mazzamuto e di Monte Cane. Nel 2016, grazie alle informazioni della popolazione locale, l&#8217;\u00e9quipe polacca \u00e8 riuscita a scoprire in quel luogo resti di tombe scavate nella roccia, la cui cronologia \u00e8 sconosciuta. Potrebbe trattarsi di strutture antiche o medievali legate all&#8217;antica popolazione islamica.<\/p>\n<p>L&#8217;analisi dei dettagli costruttivi della chiesa di San Michele dovrebbe permettere di individuare i fattori che hanno determinato la nascita di un edificio con questa forma. La letteratura sulla storia dei monasteri italo-greci in Sicilia \u00e8 vastissima. Un suo elenco, con osservazioni critiche, si pu\u00f2 trovare nel lavoro di Giuseppe Reina (2016). Tra le chiese legate ai monasteri basiliani in Calabria e in Sicilia se ne conservano oggi solo una decina. Solo alcune di esse hanno una pianta simile a quella della chiesa di Campogrosso. Tra queste vi sono, tra l&#8217;altro, la chiesa di S. Filipo di Fragal\u00e0, S. Nicol\u00f2 in Sciacca, Santa Maria di Terreti, San Giovanni degli Eremiti e San Giovanni Theristis. La forma della chiesa di Santa Maria di Campogrosso mostra stretti legami con l&#8217;architettura del continente, a differenza di altre chiese coeve della Sicilia occidentale. Nel caso in cui si confermasse la cronologia precoce del complesso studiato, si tratterebbe della seconda chiesa pi\u00f9 antica dopo la chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi a Palermo. Poich\u00e9 in territorio siciliano non sono noti resti di edifici monastici \u00abbasiliani\u00bb dell&#8217;XI-XII secolo, essendo stati generalmente demoliti o ricostruiti, un&#8217;eventuale scoperta delle mura del monastero di Santa Maria di Campogrosso avrebbe grande importanza per la conoscenza degli inizi della ricristianizzazione della Sicilia, che avvenne inizialmente attraverso l&#8217;arrivo di monaci italo-greci e la fondazione di monasteri.<\/p>\n<p>Un&#8217;importante linea di attivit\u00e0 \u00e8 stata anche la ricerca in biblioteche, archivi e musei in Sicilia riguardante le relazioni culturali sull&#8217;isola nel periodo medievale. Ci\u00f2 ha permesso di confrontare i risultati delle ricerche archeologiche e delle analisi specialistiche con gli esiti dei lavori di storici, filologi e topografi (una specializzazione scientifica caratteristica dell&#8217;ambito umanistico italiano).<\/p>\n<p>Il significato del progetto. L&#8217;avvio di ricerche sistematiche sulla chiesa normanna di Santa Maria di Campogrosso nell&#8217;ambito del progetto ha buone possibilit\u00e0 di successo scientifico, dato che la tematica dell&#8217;architettura \u00abnormanna\u00bb, cos\u00ec come della cultura materiale del periodo normanno, ha acquisito importanza dopo l&#8217;iscrizione, nel 2015, del patrimonio arabo-normanno nella Lista del Patrimonio Mondiale dell&#8217;UNESCO (http:\/\/whc.unesco.org\/en\/list\/1487).<\/p>\n<p>Oltre alla realizzazione dei suddetti obiettivi scientifici, le ricerche sono servite anche a far conoscere agli studenti polacchi la cultura della Sicilia medievale e a promuovere la scienza polacca. Si tratta infatti dei primi scavi regolari condotti da archeologi medievisti polacchi in quest&#8217;area. Nella medievistica polacca il tema della Sicilia medievale compare raramente, affermandosi pi\u00f9 ampiamente solo nel XXI secolo (Woli\u0144ska 2005; B\u00f6hm 2014). Le ricerche condotte ad Altavilla Milicia dall&#8217;\u00e9quipe polacca hanno una grande rilevanza sociale e riscuotono un notevole interesse. http:\/\/www.siciliainformazioni.com\/redazione\/217057\/altavilla-milicia-conclusi-scavi-alla-chiesazza-foto. Le autorit\u00e0 locali hanno dichiarato la propria disponibilit\u00e0 a collaborare per l&#8217;organizzazione di un museo e di una mostra.<\/p>\n<p>La determinazione della cronologia della chiesa e l&#8217;eventuale messa in luce dei resti del monastero, la scoperta dei resti dell&#8217;insediamento arabo, la definizione della natura delle relazioni tra i cristiani di entrambi i riti e la popolazione islamica, lo studio scientifico della ceramica vascolare in rapporto ai reperti dello stesso tipo ottenuti nel corso di altri scavi, l&#8217;elaborazione di un corpus di segni lapidari \u2013 i risultati di queste attivit\u00e0 costituiranno senza dubbio una novit\u00e0, dato lo scarso stato delle ricerche archeologiche sul periodo normanno.<\/p>\n<p>Concetto e piano della ricerca \u2013 piano generale della ricerca, obiettivi di ricerca specifici, risultati delle ricerche preliminari<\/p>\n<ul>\n<li>Ricognizione del sito archeologico e del suo intorno con metodi non invasivi. Durante le ricerche preliminari \u00e8 stato realizzato un modello digitale del terreno, il sito \u00e8 stato inoltre ricognito con metodi non invasivi ed \u00e8 stata effettuata una prima verifica dei risultati ottenuti mediante il metodo dello scavo. Grazie a questa ricognizione, i lavori non invasivi intrapresi nell&#8217;ambito del progetto riguarderanno problemi specifici, quali la localizzazione dei cimiteri (tombe cristiane e musulmane), i resti degli edifici del monastero, i frammenti dell&#8217;architettura della chiesa. Le foto scattate con il drone, nonch\u00e9 l&#8217;analisi dei dati lidar, avranno lo scopo di contribuire all&#8217;individuazione dell&#8217;antico insediamento arabo di Ayn bi-lyen. \u00c8 stato inoltre realizzato un fotoscanning e un&#8217;ortofotomappa dei resti di un cimitero non identificato (romano? arabo?) sulle pendici di Monte Cane, alcuni chilometri a nord del sito studiato. Sar\u00e0 approfondita la questione delle trasformazioni dell&#8217;ambiente naturale e insediativo nel microregione (IAE PAN, Universit\u00e0 di Palermo (Aurelio Burgio, Alessandra Canale)), insieme a un tentativo di localizzazione della grangia del monastero menzionata nel 1134.<\/li>\n<li>Documentazione della struttura architettonica conservata e di nuova scoperta della chiesa e del monastero. Nell&#8217;ambito della documentazione architettonica dei resti della chiesa \u00e8 stata svolta la maggior parte delle operazioni necessarie (piante, modelli 3D); i lavori previsti sotto forma di fotoscanning e scansione laser hanno perci\u00f2 riguardato le strutture stratigrafiche di nuova scoperta negli scavi, nonch\u00e9 gli elementi architettonici. Come emerge dalla ricognizione preliminare, la rimozione delle macerie dalla cripta della chiesa potrebbe fornire numerosi nuovi frammenti di dettagli architettonici. Un ampio impiego, a fini documentari per l&#8217;analisi futura, avr\u00e0 lo scanner portatile. Una documentazione accurata delle sequenze stratigrafiche, nonch\u00e9 delle strutture funerarie e degli scheletri, insieme alla scansione dei reperti, \u00e8 giustificata non solo per motivi metodologici, ma anche perch\u00e9 l&#8217;\u00e9quipe polacca non ha il diritto di esportare i reperti all&#8217;estero. Sono state effettuate scansioni di oltre 100 segni lapidari registrati, al fine di determinare la cronologia della chiesa e l&#8217;origine della materia prima e della tecnica costruttiva.<\/li>\n<li>Indagine del sito archeologico con il metodo dello scavo. I lavori archeologici eseguiti sul lato meridionale della chiesa e i risultati delle indagini non invasive hanno determinato la posizione di ulteriori saggi, che dovranno fornire informazioni sulle relazioni tra il mondo islamico e quello cristiano (indagine del cimitero laico a ovest della chiesa, indagine dell&#8217;insediamento arabo, localizzazione e forma degli edifici monastici, localizzazione e forma delle strutture difensive, cultura materiale della vita quotidiana dell&#8217;insediamento e del monastero). Dato che l&#8217;archeologia della Sicilia medievale si trova attualmente solo agli inizi del suo sviluppo, la pubblicazione dei dati ottenuti, con una precisa posizione stratigrafica e cronologia, \u00e8 molto importante per le ulteriori ricerche riguardanti le problematiche del periodo islamico e normanno.<\/li>\n<li>Ricerca d&#8217;archivio, bibliotecaria e museale sulla storia del sito e della regione. Parallelamente agli scavi sono state condotte ricerche in biblioteche e archivi, nonch\u00e9 nei depositi di musei archeologici (da parte di un filologo, uno storico e un archeologo, sia polacco che italiano). Il risultato di queste ricerche saranno studi storici e filologici delle fonti scritte e toponomastiche riguardanti la questione delle relazioni interculturali e degli inizi del potere normanno nella Sicilia medievale e, in questo contesto, anche del ruolo dei monasteri italo-greci (in particolare nella regione di Altavilla Milicia).<\/li>\n<li>Analisi multidisciplinari delle fonti ottenute attraverso ricerche non invasive e invasive. Sono state effettuate analisi isotopiche dei resti ossei umani al fine di stabilire se gli individui sepolti presso la chiesa provenissero da regioni lontane oppure fossero nati e cresciuti sul posto. Per determinare il fondo isotopico saranno analizzati anche campioni di ossa animali. Sono state inoltre effettuate analisi radiocarboniche sia di campioni di malta delle murature della chiesa, sia dei resti ossei, al fine di determinare la cronologia.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Metodologia \u2013 modalit\u00e0 di realizzazione della ricerca, metodi, tecniche e strumenti di ricerca, metodi di analisi ed elaborazione dei risultati, dispositivi e apparecchiature utilizzati nella ricerca<\/p>\n<p>Nella prima fase della ricerca \u00e8 stata effettuata una ricognizione dell&#8217;area del sito e del suo intorno pi\u00f9 prossimo con metodi non invasivi, impiegando i metodi magnetico, di resistivit\u00e0 elettrica e georadar. Sono state realizzate mappe delle variazioni delle componenti del campo magnetico, mappe della distribuzione della resistivit\u00e0 apparente del terreno, nonch\u00e9 visualizzazioni pseudo-3D e piante bidimensionali dei dati geofisici. Questi lavori hanno permesso di determinare l&#8217;estensione del sito, l&#8217;ubicazione degli edifici del monastero, dell&#8217;insediamento arabo, del cimitero arabo e di quello cristiano, delle tombe e degli elementi architettonici. I risultati di questi lavori costituiscono la base documentaria per la ricostruzione dell&#8217;antico paesaggio.<\/p>\n<p>Durante gli scavi \u00e8 stata realizzata la documentazione della sostanza architettonica conservata e di nuova scoperta della chiesa e del monastero, nonch\u00e9 dei risultati degli scavi. Il metodo fondamentale di documentazione tridimensionale, oltre alle classiche misurazioni con la stazione totale, \u00e8 stato il fotoscanning. Il fotoscanning \u00e8 stato effettuato con l&#8217;attrezzatura fotografica in dotazione, mentre il laser scanning \u00e8 stato realizzato con strumentazione prestata gratuitamente: lo scanner FARO Freestyle 3D (reperti, oggetti) e il FARO Focus 3D (architettura).<\/p>\n<p>Le ricerche sono state condotte con il metodo dello scavo, che ha permesso di ottenere informazioni sulla stratigrafia e sulla cronologia del sito, nonch\u00e9 di acquisire materiale per le analisi di laboratorio. L&#8217;esplorazione delle fosse tombali \u00e8 stata condotta con la partecipazione dell&#8217;antropologa dott.ssa Rosaria di Salvo (Palermo). L&#8217;\u00e9quipe di scavo era composta da archeologi dell&#8217;IAE PAN e da studenti di diverse universit\u00e0 polacche (Universit\u00e0 di Breslavia, Universit\u00e0 di Opole, Corso di studi post-laurea dell&#8217;Accademia Polacca delle Scienze).<\/p>\n<p>FONTI SELEZIONATE:<\/p>\n<p>De Ciocchis G. A., 1836, Sacrae Regiae Visitationis per Siciliam, Vol. I, Palermo<\/p>\n<p>Fazello T ., 1560, De Rebus Siculis decades due, Palermo Pirri R. , 1733, Sicilia sacra disqisitionibus et notitiis illustrata, T. 1, Palermo<\/p>\n<p>BIBLIOGRAFIA:<\/p>\n<p>B\u00f6hm M., Norma\u0144ski podb\u00f3j Sycylii w XI wieku, O\u015bwi\u0119cim 2014<\/p>\n<p>Brancato G., Brancato S., Scammacca V., 2011, Un insediamento rurale dell&#8217;area palermitana. Altavilla M\u00eclicia, secoli XII-XIX, Bagheria<\/p>\n<p>Burgio A. , 2014, Paesaggi urbani e rurali nella Sicilia di Tommaso Fazello: note di geomorfologia e archeologia, in M. Congiu, C. Miccich\u00e8, S. Modeo (eds.), Viaggio in Sicilia. Racconti, segni, citt\u00e0 ritrovate, Atti del X Convegno di Studi di SiciliAntica, Caltanissetta-Roma, pp. 177-186<\/p>\n<p>Guiotto M., 1955, La chiesa di S. Michele in territorio di Altavilla Milicia, in Atti del VII Congresso Nazionale di Storia dell\u2019Architettura, Palermo, Settembre 1950<\/p>\n<p>Houben H., 1997, Roger II. von Sizilien. Herrscher zwischen orient und Okzident, Primus Verlag<\/p>\n<p>Loud G.A., Metcalfe A., 2002, The Society of Norman Italy, Leiden-Boston-K\u00f6ln<\/p>\n<p>Mangiaracina C.F., 2012, Costruzione di un sistema GIS a base regionale per lo studio della ceramica medievale in Sicilia \u00bb,\u00a0 Archeologia e Calcolatori , 23, p. 51-64.<\/p>\n<p>Molinari A., 2008, L\u2019archeologia medievale in Sicilia: un bilancio degli ultimi vent+anni, \u201cDaidalos\u201d, 9, p. 383-418<\/p>\n<p>Mo\u017adzioch S., Wiszewski P., 2013, Consensus or Violence? Cohesive Forces in Early and High Medieval Societies (9th-14th c.), Interdisciplinary Medieval Studies, vol. I, Wroc\u0142aw.<\/p>\n<p>Oliva E. , 2008, Santa Maria di Campogrosso, Palermo<\/p>\n<p>Piras G ., 2012, Le epigrafi, i segni lapidari e i grafitti, (in:) M. Milanese (ed.), Villaggi e monasteri. Orria Pithinna. La chiesa, il villaggio, il monastero, Firenze, pp. 63-112 ( https:\/\/www.academia.edu\/3244350\/Le_epigrafi_i_segni_lapidari_e_i_graffiti , access: 04.12.2016 Palombo G., 2015, The Normans of Sicily from \u201cthe Other Side\u201d: The Medieval Arabic Sources, (in:)<\/p>\n<p>Sicily and the Mediterranean. Migration, Exchange, Reinvention, (eds.\u00a0Karagoz, C.,\u00a0Summerfield, G.), Palgrave Macmillan US, 978-1-137-48693-6, pp. 29-59<\/p>\n<p>Reina G., 2016, Itinerari italo-greci in Sicilia. I monasteri basiliani, ed. Marsilio<\/p>\n<p>Renzo D., 2009, I segni dei lapicidi. Evidenze europee, in I Magistri Commacini. Mito e realt\u00e0 del medioevo Lombardo, t. 1, Spoleto, pp. 341-472.<\/p>\n<p>Slovak N.M., Paytan A., \u00a0 2011, Applications of Sr Isotopes in Archaeology (in:) M. 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