{"id":1035,"date":"2026-07-30T13:46:09","date_gmt":"2026-07-30T11:46:09","guid":{"rendered":"https:\/\/medievalsicily.org\/progetti\/santa-maria-di-campogrosso\/risultati-del-progetto\/"},"modified":"2026-07-30T13:46:09","modified_gmt":"2026-07-30T11:46:09","slug":"risultati-del-progetto","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/medievalsicily.org\/it\/progetti\/santa-maria-di-campogrosso\/risultati-del-progetto\/","title":{"rendered":"Risultati del progetto"},"content":{"rendered":"\n<section class=\"wp-block-group ms-project-hero compact ms-project-hero-placeholder-cg is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<div class=\"wp-block-group ms-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<p class=\"ms-eyebrow wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/medievalsicily.org\/it\/progetti\/santa-maria-di-campogrosso\/\">Santa Maria di Campogrosso<\/a> \u00b7 sottopagina<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Risultati del progetto<\/h1>\n\n<\/div>\n\n<\/section>\n\n\n\n<section class=\"wp-block-group ms-section is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<div class=\"wp-block-group ms-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<p>Il progetto riguardava la storia di un centro di culto locale sorto agli inizi della conquista normanna della Sicilia \u2013 il monastero italo-greco di Santa Maria di Campogrosso.<\/p>\n<p>1. Nel corso di tre stagioni di scavo \u00e8 stata indagata un&#8217;area di circa 250 m\u00b2 fino a una profondit\u00e0 compresa tra 1 e 2 metri, incontrando soprattutto strati di macerie o lastricati in pietra difficili da rimuovere. Si tratta di una delle poche indagini archeologiche regolari condotte su un sito siciliano di epoca normanna.<\/p>\n<p>2. Grazie ai lavori archeologici sono stati scoperti numerosi elementi finora sconosciuti dell&#8217;architettura della chiesa, che hanno permesso di ricostruirne la forma in modo diverso da quello noto dalla letteratura esistente. Essa si richiama all&#8217;architettura dell&#8217;Europa occidentale e non presenta i tratti bizantini o arabi che le venivano attribuiti. Gli elementi scoperti dell&#8217;architettura della chiesa in muratura sono tre contrafforti del muro meridionale, un pilastro che sostiene l&#8217;arco santo e forma uno stretto passaggio lungo la parete meridionale della chiesa, nonch\u00e9 una chiave di volta insieme a un frammento di costolone nella parte meridionale del transetto. I contrafforti rinvenuti presso il muro meridionale indicano l&#8217;esistenza di una torre addossata alla chiesa. Il pilastro nella navata, presso la parete meridionale, consente di annoverare la nostra chiesa nel gruppo delle cosiddette chiese con passaggio (Passagenkirchen), che nell&#8217;area dell&#8217;Europa occidentale si presentano come un gruppo cronologicamente e territorialmente compatto, databile al periodo compreso tra la seconda met\u00e0 dell&#8217;XI e l&#8217;inizio del XIII secolo.<\/p>\n<p>L&#8217;ubicazione del pilastro consente di ipotizzare che la torre potesse trovarsi anche all&#8217;incrocio tra transetto e navata. La scoperta delle torri, unita alla collocazione elevata delle poche e strette aperture finestrate della chiesa e ai resti dei muri che cingevano l&#8217;area del monastero, conferma le ipotesi sul carattere difensivo dell&#8217;edificio. Le informazioni che conferiscono al monastero un carattere italo-greco (basiliano) si basavano sulle testimonianze di storici dell&#8217;et\u00e0 moderna, principalmente Rocco Pirri (1630), che tuttavia descrisse il monastero nel XVII secolo con le parole: &#8220;ordinis, ut creditur, S. Basili&#8221;. 3. Le analisi del contenuto di isotopi dello stronzio nelle ossa delle sepolture del cimitero annesso al monastero indicano la presenza di forestieri provenienti dal continente e dei loro discendenti, ormai nati sull&#8217;isola. Questa comparsa relativamente rapida di popolazione giunta dal Nord, unita alle informazioni di un documento del 1134 relativo alla creazione di una grangia monastica su un territorio che si estendeva quasi fino a Palermo, conferma il carattere colonizzatore del primo insediamento latino in questa regione. Nel materiale archeologico non si riscontrano segni di multiculturalit\u00e0, ad eccezione di un frammento di stele danneggiata con iscrizione araba e di monete bilingui di Guglielmo I e II. Nonostante le ricognizioni di superficie e le analisi dei modelli numerici del terreno, non \u00e8 stata individuata alcuna traccia dell&#8217;insediamento arabo menzionato nel 1179. Il carattere difensivo dell&#8217;architettura della chiesa e la sua posizione strategica indicano invece l&#8217;esistenza di relazioni difficili tra i nuovi arrivati e la popolazione locale, il che appare comprensibile alla luce della conquista armata dell&#8217;isola e del crescente sfruttamento economico dei suoi abitanti. 4. All&#8217;interno della chiesa in muratura sono stati scoperti i resti di un edificio a struttura lignea con fondazioni in muratura e cronologia radiocarbonica databile alla seconda met\u00e0 dell&#8217;XI secolo, che pu\u00f2 essere interpretato come la pi\u00f9 antica chiesa monastica. Si tratta della prima struttura di questo tipo relativa a un edificio ecclesiastico medievale scoperta in Sicilia e una delle poche in Europa occidentale. La sua scoperta rende credibili le notizie degli storici siciliani sulla fondazione del monastero alla fine dell&#8217;XI secolo.<\/p>\n<p>5. Nella navata della chiesa \u00e8 stato inoltre messo in luce il muro di un edificio tardomedievale, legato alla continuazione della funzione difensiva. Dopo la decadenza del monastero, alla fine del XIII secolo, questo edificio serv\u00ec a scopi laici, come confermano i numerosi ritrovamenti di ossa animali, vasellame e vari oggetti di vita quotidiana. Le fonti confermano l&#8217;esistenza qui di una qualche postazione difensiva nel XIV e XV secolo (castellum, fortellicium). A questo periodo risalgono anche alcune decine di monete rinvenute nel riempimento dell&#8217;interno della chiesa. 6. Sia il metodo stratigrafico sia la datazione radiocarbonica dei resti scheletrici umani del cimitero annesso alla chiesa e dei campioni di malta calcarea dei muri della chiesa, insieme all&#8217;analisi del ricco insieme di monete, hanno permesso di stabilire la cronologia della costruzione della chiesa in muratura nella seconda met\u00e0 del XII secolo, il che mette in discussione sia le tesi degli storici dell&#8217;et\u00e0 moderna (Fazello, Pirri), che consideravano la chiesa opera dei primi sovrani normanni di Sicilia, sia le tesi degli storici dell&#8217;architettura (Schwarz, Guiotto, Di Stefano), che, sulla base della forma dei muri conservati, ne desumevano una cronologia molto pi\u00f9 tarda, databile al XIII-XIV secolo.<\/p>\n<p>7. Sono state scoperte 88 monete, che costituiscono una fonte preziosa per la storia della circolazione monetaria siciliana. Tanto pi\u00f9 preziosa in quanto, tra le monete medievali finora rinvenute in Sicilia, solo poche sono state trovate in situ, nel corso di regolari scavi archeologici. L&#8217;analisi delle monete si \u00e8 rivelata utile per stabilire la cronologia della costruzione e dell&#8217;uso della chiesa in muratura nel periodo compreso tra il XII e il XVII secolo.<\/p>\n<p>Alcune\u00a0delle monete scoperte rappresentano tipi nuovi, finora sconosciuti nella letteratura specialistica. Questo insieme di ritrovamenti \u00e8 divenuto la base di una tesi di laurea magistrale discussa presso l&#8217;Universit\u00e0 di Breslavia.<\/p>\n<p>8. \u00c8 stato indagato il cimitero presso il muro meridionale della chiesa, portando alla luce circa 40 sepolture. I resti scheletrici rinvenuti sono stati utilizzati per la datazione radiocarbonica del sito. Sono state inoltre effettuate analisi del contenuto di isotopi dello stronzio. Ne \u00e8 emersa la presenza di due gruppi di individui qui sepolti: forestieri e persone di origine locale. Il contenuto di isotopi dello stronzio nelle ossa del gruppo definito locale risultava coerente con quello riscontrato nelle ossa animali rinvenute nel sito. L&#8217;analisi del DNA dell&#8217;individuo sepolto nella tomba n. 4 (struttura monumentale in pietra) ne indica la provenienza dal continente. Anche l&#8217;analisi antropologica degli scheletri scoperti depone a favore di una provenienza esterna alla Sicilia (dott.ssa Rosaria di Salvo). 9. \u00c8 stato scoperto un consistente insieme di ceramica archeologica caratterizzato da notevole variet\u00e0 sia cronologica sia funzionale. \u00c8 stata condotta un&#8217;analisi tipologica con metodo comparativo. Tra i risultati di questo lavoro vi \u00e8 stata, tra l&#8217;altro, una tesi di laurea triennale. Poich\u00e9 la ceramica del periodo normanno in Sicilia \u00e8 ancora poco conosciuta, le ricerche sono state accompagnate da numerose consultazioni con studiose siciliane (dott.ssa Lucia Arcifa, dott.ssa Salvina Fiorilla), e i risultati di questo lavoro saranno senza dubbio importanti per l&#8217;ulteriore conoscenza della ceramica di questo periodo. Poich\u00e9 la ceramica qui non si rinveniva in strati di occupazione regolarmente stratificati, il che ne riduce il potenziale interpretativo, e poich\u00e9 i risultati dell&#8217;analisi degli isotopi dello stronzio avevano maggiore rilevanza per il conseguimento degli obiettivi del progetto, i fondi destinati alle analisi ceramiche sono stati destinati al finanziamento delle analisi isotopiche. 10. \u00c8 stato realizzato un accurato modello spaziale del sito e del suo contesto grazie a fotografie da drone e a diverse centinaia di misurazioni effettuate con apparecchiature GPS-RTK. 11. Grazie a due campagne di scansione laser 3D e a pi\u00f9 rilievi fotogrammetrici \u00e8 stato elaborato un modello 3D dei resti conservati della chiesa. Questo modello veniva realizzato ogni anno allo scopo di osservare i cambiamenti nello stato di conservazione dei muri. 12. Le indagini non invasive condotte con metodi georadar, magnetometrico ed elettroresistivo hanno rilevato chiare tracce dei resti dei muri degli edifici monastici nell&#8217;area situata a sud della chiesa. 13. \u00c8 stato creato il portale internet www.santamariadicampogrosso.com, contenente numerose informazioni sul progetto e sui suoi risultati, comprese banche dati dedicate agli esiti dei lavori di scavo. \u00c8 stata inoltre realizzata, e pubblicata sullo stesso portale, una pubblicazione elettronica dinamica sui risultati delle ricerche, composta da articoli degli studiosi coinvolti nel progetto. Si tratta di articoli aperti, il che significa che, durante lo svolgimento del progetto ma anche dopo la sua conclusione, possono essere modificati e integrati dagli Autori man mano che emergono nuovi dati archeologici o nuovi risultati delle ricerche d&#8217;archivio. 14. La realizzazione del progetto ha avuto e continua ad avere una vasta risonanza sociale. Ne sono prova sia la pubblicazione di informazioni su Internet in diversi portali di tutto il mondo (cfr. le informazioni nel rapporto), trasmissioni radiofoniche e televisive in Polonia, Italia e Giappone, sia l&#8217;interesse della popolazione locale, manifestatosi nel sostegno logistico, nell&#8217;organizzazione di depositi, laboratori e di una mostra permanente presso il municipio locale. 15. Un risultato significativo del progetto \u00e8 l&#8217;avvio di ricerche archeologiche medievistiche polacche regolari e pluriennali in Sicilia e l&#8217;instaurazione di ampi contatti scientifici con studiosi locali. Uno degli effetti concreti \u00e8 l&#8217;invito a iniziare ricerche su un altro sito, il castello medievale di Castello dei Tre Cantoni a Scicli. OBIETTIVI REALIZZATI: L&#8217;obiettivo principale del progetto era indagare il problema della formazione delle relazioni tra diversi gruppi religiosi, etnici e culturali nella zona della periferia orientale di Palermo nel periodo successivo alla conquista normanna della Sicilia. Alla base delle attivit\u00e0 vi sono stati gli scavi archeologici, integrati da ricerche nelle fonti scritte. Grazie all&#8217;acquisizione di numerose fonti materiali e dopo aver condotto le analisi necessarie, \u00e8 stata ritenuta probabile l&#8217;ipotesi di un decorso pi\u00f9 rapido e pi\u00f9 profondo della latinizzazione e della cristianizzazione di questa parte dell&#8217;isola dopo la conquista normanna, rispetto a quanto ipotizzato nella letteratura esistente. Lo indicano le influenze culturali dell&#8217;Europa occidentale visibili, tra l&#8217;altro, nell&#8217;architettura della chiesa, i cui modelli si possono ricercare in Francia, forse anche direttamente in Normandia (Saint-C\u00e9neri-le-G\u00e9rei). Nel periodo precedente le ricerche archeologiche condotte nell&#8217;ambito di questo progetto, la chiesa di Santa Maria di Campogrosso veniva ricostruita, secondo il paradigma allora dominante, come un conglomerato di influenze settentrionali unite a influssi bizantini e arabi. Tra i reperti provenienti dal sito, tuttavia, mancano elementi evidenti di cultura bizantina o araba (fa eccezione un frammento di pietra con iscrizione araba). Le monete con iscrizioni bilingui, latine e arabe (Guglielmo I, Guglielmo II), lasciano rapidamente il posto a monete con legende latine. L&#8217;analisi della ceramica proveniente dal sito non ha permesso di isolare vasellame del<\/p>\n<p>periodo normanno che potessero essere collegati in modo definitivo all&#8217;elemento arabo. Le difficolt\u00e0 nell&#8217;individuare i resti materiali della cultura araba del periodo normanno in Sicilia sono comunque un fatto noto agli archeologi che si occupano di questa problematica. Nonostante le analisi dei modelli numerici del terreno e le ripetute ricognizioni di superficie, non sono stati rinvenuti resti del noto insediamento arabo di Ayn-Lien attestato dalle fonti, il che \u00e8 dovuto, tra l&#8217;altro, all&#8217;intensissima antropizzazione della costa in epoca moderna. L&#8217;obiettivo di localizzare e decifrare la struttura degli edifici monastici \u00e8 stato raggiunto grazie alle indagini non invasive. Le tracce dei resti dei muri individuate, confermate dai sondaggi archeologici, delineano una pianta per la quale un&#8217;analogia \u00e8 costituita, ad esempio, da uno dei monasteri benedettini della Toscana meglio indagati archeologicamente, S. Michele alla Verruca.<\/p>\n<p>Le monete e la ceramica scoperte hanno inoltre permesso di realizzare l&#8217;obiettivo della ricostruzione dei contatti commerciali del monastero degli secoli XI-XIII, e successivamente del castellum difensivo dei secoli XIV-XV. Inizialmente abbiamo dunque monete locali e monete provenienti dal nord (Champagne, Lucca), successivamente si tratta solo di monete di sovrani locali, prevalentemente aragonesi. La ceramica cosiddetta di uso comune veniva prodotta in botteghe locali, mentre il vasellame da tavola proveniva da botteghe palermitane, dell&#8217;Italia settentrionale (Pisa) e, nel tardo medioevo e in epoca moderna, anche dalla Spagna (Valencia). Si \u00e8 inoltre riusciti a confermare archeologicamente la demolizione intenzionale del monastero alla fine del XVI o all&#8217;inizio del XVII secolo, nonch\u00e9 l&#8217;esistenza di torri nella parte meridionale della chiesa e nell&#8217;area degli edifici monastici. Le previste analisi isotopiche dei resti scheletrici relative al tipo di dieta (carbonio, azoto) sono state ritenute meno rilevanti sul piano conoscitivo rispetto all&#8217;analisi degli isotopi dello stronzio. L&#8217;esame del contenuto di questi ultimi ha permesso di distinguere, tra gli individui sepolti nel cimitero annesso alla chiesa, un gruppo di forestieri e uno di popolazione locale (probabilmente la generazione di forestieri gi\u00e0 nata sull&#8217;isola). Unita ad altri dati raccolti durante gli scavi, questa conferma l&#8217;ipotesi che i coloni provenienti dal continente si stabilirono qui poco dopo la conquista normanna e costituirono la base economica del monastero. Ci\u00f2 port\u00f2 a inevitabili conflitti con la popolazione locale (presumibilmente non solo araba). Uno degli obiettivi pi\u00f9 importanti dal punto di vista della problematica affrontata era stabilire la cronologia della chiesa in muratura, rimasta finora oggetto di discussione. Grazie agli scavi, all&#8217;analisi dell&#8217;insieme di monete e alla datazione radiocarbonica dei resti scheletrici del cimitero e delle malte dei muri, si \u00e8 riusciti a stabilire la cronologia della costruzione della chiesa nella seconda met\u00e0 del XII secolo. \u00c8 stata inoltre scoperta una chiesa pi\u00f9 antica, a struttura lignea con fondazioni in muratura, datata al radiocarbonio alla fine dell&#8217;XI secolo, il che conferma le testimonianze degli storici sulla fondazione del monastero da parte dei primi conquistatori normanni della Sicilia, della famiglia degli Altavilla. RISULTATI OTTENUTI Compito 1. Ricognizione del sito archeologico e del suo contesto con metodi non invasivi.<\/p>\n<p>Prima dell&#8217;inizio degli scavi \u00e8 stata realizzata una mappa altimetrica del sito mediante apparecchiature RTK GPS. Sono state effettuate numerose riprese aeree con l&#8217;uso di un drone. Una documentazione aerea regolare, condotta a partire dal 2015, ha accompagnato gli scavi, ha permesso di creare mappe di base per le indagini geofisiche e ha inoltre consentito il monitoraggio costante dello stato delle rovine. Le indagini elettroresistive sono state condotte all&#8217;interno delle rovine della chiesa e a ovest e a sud dei suoi muri. L&#8217;inaccessibilit\u00e0 del terreno e le condizioni di aridit\u00e0 del suolo hanno reso difficili le misurazioni. L&#8217;insieme di dati cos\u00ec ottenuto ha rivelato alcune anomalie a resistivit\u00e0 relativamente bassa, soprattutto nel settore meridionale. Aree ad alta resistivit\u00e0 (identificate con la possibile presenza di strutture in pietra) sono state registrate all&#8217;interno delle pareti della chiesa e a ovest e a sud dell&#8217;edificio. Le misurazioni radar sono state effettuate all&#8217;interno dei muri delle rovine e nelle aree circostanti l&#8217;edificio a ovest e a sud. I risultati ottenuti indicano l&#8217;esistenza di antiche strutture architettoniche. All&#8217;interno della chiesa non sono state riscontrate tracce evidenti della presenza di tali strutture. Ci\u00f2 pu\u00f2 derivare dalla loro effettiva assenza oppure dal fatto che l&#8217;interno \u00e8 stato riempito da un consistente strato di pietre (macerie). \u00c8 inoltre possibile che la risposta geofisica dei muri antichi non si differenzi da quella della roccia madre su cui \u00e8 stata edificata la chiesa. Le misurazioni di suscettivit\u00e0 magnetica hanno interessato l&#8217;area all&#8217;interno e intorno alle rovine, estendendosi fino alla parte accessibile del pendio della collina. I valori di suscettivit\u00e0 magnetica registrati sono relativamente elevati, con aree di valori molto alti a ovest e a sud della chiesa. Ci\u00f2 indica che una parte consistente dell&#8217;area del sito \u00e8 stata intensamente utilizzata e trasformata dall&#8217;uomo in passato. Le indagini condotte con diversi metodi non invasivi \u2013 elettroresistivo, georadar e magnetometrico \u2013 hanno confermato la presenza di fasce allungate di anomalie a struttura regolare, evidenziate a ovest e a sud della chiesa, che forniscono indicazioni utili per individuare dove possano trovarsi i resti dei muri degli edifici monastici. I lavori non invasivi hanno permesso di determinare l&#8217;estensione del sito, l&#8217;ubicazione degli edifici monastici, delle sepolture e degli elementi architettonici, e costituiranno una base documentaria per la ricostruzione del paesaggio antico.\u00a0Compito 2. Documentazione della struttura architettonica conservata e di nuova scoperta della chiesa e del monastero. Nell&#8217;ambito della documentazione architettonica dei resti della chiesa sono stati realizzati numerosi rilievi e modelli 3D. Sono state impiegate sia la tecnica tradizionale del disegno, sia la fotografia, la fotogrammetria e la scansione laser. Sono stati registrati anche numerosi dettagli architettonici \u2013 \u00e8 stato realizzato, ad esempio, un catalogo di oltre 100 segni lapidari, la cui tipologia potr\u00e0 essere utilizzata per definire la cronologia della chiesa nonch\u00e9 la provenienza del materiale e la tecnica costruttiva. \u00c8 stata effettuata costantemente la documentazione tridimensionale della sostanza architettonica conservata e di nuova scoperta della chiesa e del monastero, cos\u00ec come dei risultati degli scavi. La scansione laser \u00e8 stata eseguita con scanner FARO Freestyle 3D presi a noleggio (reperti, oggetti) e FARO Focus 3D (architettura). La documentazione dettagliata delle sequenze stratigrafiche, nonch\u00e9 delle strutture funerarie e degli scheletri, insieme alla scansione dei reperti, derivava non solo da esigenze metodologiche ma anche pratiche, poich\u00e9 l&#8217;\u00e9quipe polacca non ha il diritto di esportare i reperti all&#8217;estero. La documentazione della struttura architettonica della chiesa ha permesso di trarre conclusioni sia sull&#8217;origine dell&#8217;idea della sua forma e della tecnica costruttiva, sia sulla sua cronologia (cfr. sopra). Compito 3. Indagine del sito archeologico con il metodo dello scavo. Gli scavi avevano lo scopo di individuare le funzioni, mutevoli nel tempo, delle singole parti del sito. La disposizione dei saggi era condizionata sia dalle domande di ricerca sia dai rapporti di propriet\u00e0 del terreno in questione. Sono state individuate cinque zone di localizzazione dei saggi, differenti per sequenza stratigrafica, natura dei riempimenti e reperti rinvenuti. I saggi all&#8217;interno della chiesa erano disposti nella navata e presso l&#8217;ingresso principale (parte occidentale), mentre altri erano finalizzati alla ricognizione della parte del transetto e del presbiterio (parte orientale). Nella parte occidentale si sono conservati strati legati all&#8217;edificio utilizzato per scopi laici nei secoli XIV-XVI. Qui sono stati scoperti numerosi frammenti ceramici e oggetti legati alla vita quotidiana, nonch\u00e9 alcune decine di monete. Al di sotto di questi strati si sono conservati i resti delle fondazioni dell&#8217;edificio ecclesiastico dell&#8217;XI secolo, a struttura lignea con fondazioni in muratura. Nella parte orientale della chiesa si \u00e8 accertato che, durante la sua demolizione nel XVII secolo, i pavimenti furono asportati fino alla roccia viva e le volte in pietra furono poi abbattute. I ritrovamenti in questa parte della chiesa sono scarsi, ad eccezione della chiave di volta in pietra, importante per la ricostruzione dell&#8217;antico volume dell&#8217;edificio. Altri due gruppi di saggi erano collocati presso il muro meridionale della chiesa, dove nel cimitero annesso alla chiesa sono state scoperte 42 sepolture. Nella parte occidentale del cimitero si trovavano tombe a struttura in pietra, contenenti sepolture di individui gi\u00e0 nati in Sicilia, come risulta dall&#8217;analisi degli isotopi dello stronzio. Nella parte orientale, presso l&#8217;abside e il presbiterio, si trovavano prevalentemente sepolture di individui provenienti da fuori questa regione. Si trattava di sepolture in fosse terragne, prive di rivestimento in pietra. Una zona a s\u00e9, diversa per sequenza stratigrafica, \u00e8 costituita dai saggi nell&#8217;area degli edifici monastici adiacenti al cimitero a sud. Qui sono stati scoperti i resti di una torre circolare di destinazione non determinata. In totale \u00e8 stata indagata un&#8217;area di circa 250 metri quadrati del sito, fino a una profondit\u00e0 compresa tra uno e due metri. Sono stati scoperti oltre 24.000 frammenti ceramici, di cui circa 19.000 all&#8217;interno della chiesa. Ci\u00f2 indica un uso laico intensivo dell&#8217;edificio nel periodo compreso tra il XIV e il XVI secolo. I ritrovamenti pi\u00f9 preziosi sono le 88 monete, un frammento di lapide funeraria (?) con iscrizione araba e la chiave di volta. Compito 4. Ricerca d&#8217;archivio, bibliotecaria e museale sulla storia del sito e della regione. Parallelamente agli scavi sono state condotte ricerche in biblioteche e archivi, nonch\u00e9 nei depositi dei musei archeologici. In questo ambito hanno fornito assistenza gli studiosi siciliani che collaborano con l&#8217;\u00e9quipe polacca, tra cui il prof. V, Zoric, la dott.ssa Monica Chiovaro, la dott.ssa Valeria Brunazzi, il dott. Salvatore Brancato e altri. \u00c8 stato realizzato uno studio sulle trasformazioni insediative della regione alla luce delle ricerche archeologiche (dott. Stefano Vassallo). Un ulteriore risultato sar\u00e0 una mostra dedicata al monastero di Santa Maria di Campogrosso, corredata di un apposito catalogo. A causa della pandemia, l&#8217;organizzazione della mostra \u00e8 stata rinviata alla fine del 2021. Compito 5. Analisi multidisciplinari delle fonti ottenute mediante indagini non invasive e invasive. Nel corso delle ricerche, il numero delle singole analisi specialistiche \u00e8 stato modificato d&#8217;intesa con la Direzione dell&#8217;Istituto. Per poter far fronte al finanziamento di un numero maggiore di altre analisi, si \u00e8 rinunciato alle analisi isotopiche relative alla dieta e alle analisi fisico-chimiche della ceramica. Ci\u00f2 \u00e8 derivato da un cambiamento di priorit\u00e0 dopo la prima stagione di scavo. Si \u00e8 accertato che uno dei problemi pi\u00f9 importanti da risolvere era la questione della cronologia dell&#8217;edificio indagato, per cui sono state effettuate molte pi\u00f9 datazioni al C-14, sia delle malte sia dei resti scheletrici umani. Allo stesso scopo, ossia determinare la cronologia del sito, doveva servire l&#8217;analisi delle monete, che, data l&#8217;impossibilit\u00e0 di esportare questo tipo di reperti, ha dovuto essere effettuata sul posto. In questo caso si trattava principalmente di pulizia e conservazione specialistiche. Poich\u00e9 \u00e8 stata ottenuta l&#8217;autorizzazione a prelevare alcune decine di campioni ossei, si \u00e8 deciso di condurre contemporaneamente anche le analisi\u00a0del contenuto di isotopi dello stronzio. Questo tipo di isotopo \u00e8 stato scelto per il fatto che il problema pi\u00f9 importante, dal punto di vista dell&#8217;obiettivo del progetto, era rispondere alla domanda sulla provenienza delle persone sepolte nel cimitero annesso alla chiesa. Per determinare il fondo isotopico di riferimento sono stati analizzati anche campioni di ossa animali. Su alcune decine di campioni di ossa umane esaminati, quasi la met\u00e0 proveniva da individui nati fuori dalla Sicilia. Essi erano sepolti nella parte orientale del cimitero. Il contenuto di stronzio nelle ossa degli individui sepolti nella parte occidentale del cimitero indicava la loro origine locale. \u00c8 stato raggiunto l&#8217;obiettivo fondamentale, ossia l&#8217;identificazione della popolazione giunta in Sicilia, confermando al contempo l&#8217;ipotesi che il primo edificio ecclesiastico sia sorto ancora durante la vita di questa generazione. Compito 6. Elaborazione dei risultati delle ricerche e loro diffusione in forma elettronica e a stampa. Nel corso degli scavi e della finalizzazione del progetto \u00e8 stata creata una banca dati dedicata al sito indagato. Essa contiene tutte le informazioni sui risultati delle ricerche in forma testuale e grafica. Questa banca dati \u00e8 disponibile sul portale internet www.santamariadicampogrosso.com. La progettazione del sito e della banca dati \u00e8 stata realizzata da un informatico. Le informazioni generali sul progetto e sugli scavi sono accessibili a tutti gli utenti (dati di base). Le informazioni dettagliate sui fatti e sui reperti archeologici scoperti sono accessibili previo inserimento di una password. Esse saranno pubblicate al momento della conclusione definitiva del progetto, previo accordo con la Soprintendenza di Palermo. I dati di libero accesso sono pubblicati in polacco, italiano e inglese. La diffusione delle informazioni \u00e8 necessaria in considerazione delle aspettative della comunit\u00e0 locale e della sua rilevanza per la futura collaborazione scientifica polacco-siciliana in questo campo. Su questo sito vengono pubblicate anche le pubblicazioni elettroniche legate al progetto. Si tratta, secondo l&#8217;intenzione dell&#8217;autore del progetto, di pubblicazioni aperte, ossia contenuti modificati con l&#8217;avanzare degli scavi o delle ricerche d&#8217;archivio. Le loro diverse versioni nel tempo sono conservate nell&#8217;archivio del sito. Al momento dell&#8217;ottenimento di ulteriori finanziamenti sar\u00e0 pubblicata un&#8217;opera collettiva sul sito, contenente le versioni pi\u00f9 recenti degli articoli. I risultati delle ricerche sono stati presentati in numerosi convegni, anche internazionali, nell&#8217;ambito di lezioni tenute presso universit\u00e0 polacche e italiane, nonch\u00e9 nei mezzi di comunicazione di massa. La pubblicazione che contiene l&#8217;informazione sul numero del progetto e sulla fonte di finanziamento \u00e8 l&#8217;articolo pubblicato sulla rivista Radiocarbon, mentre le altre pubblicazioni, elencate di seguito, non contengono tale informazione (per una svista in fase redazionale). Le relazioni presentate ai convegni (cfr. rapporto) sono in attesa di pubblicazione. CONTRIBUTO ALLE CONOSCENZE ESISTENTI (IMPATTO SULLA DISCIPLINA) 1. Ogni scavo di siti siciliani del periodo normanno che fornisca nuove fonti materiali inserite in sequenze stratigrafiche documentate, con una cronologia assoluta stabilita mediante metodi fisico-chimici, \u00e8 prezioso, arricchendo una banca dati ancora scarsa. I risultati delle ricerche al monastero di Santa Maria di Campogrosso hanno contribuito anche alla verifica delle informazioni contenute nelle fonti scritte. 2. Il sito di Altavilla Milicia \u00e8 uno dei pochi siti indagati del periodo normanno, incluso l&#8217;unico cimitero indagato pi\u00f9 estesamente in Sicilia con questa cronologia. 3. La determinazione della cronologia della chiesa in muratura, la scoperta della prima chiesa dell&#8217;XI secolo a struttura lignea con fondazioni in muratura in Sicilia e nell&#8217;Italia meridionale, i resti di un monastero basiliano, un consistente insieme di monete e gli altri risultati del progetto sopra menzionati costituiscono una novit\u00e0 significativa in questa fase delle ricerche archeologiche sul periodo normanno in Sicilia. 4. Oltre alla realizzazione dei suddetti obiettivi scientifici, le ricerche programmate sono servite a far conoscere agli studenti polacchi (oltre 50 persone) la cultura della Sicilia medievale e a promuovere la scienza polacca. Si tratta dei primi scavi regolari di archeologi medievisti polacchi in quest&#8217;area. 5. Le ricerche condotte ad Altavilla Milicia dall&#8217;\u00e9quipe polacca hanno un&#8217;importante rilevanza sociale e riscuotono grande interesse. Le autorit\u00e0 locali hanno dichiarato il loro sostegno all&#8217;organizzazione di un museo e di una mostra, la cui apertura era prevista per il 2021. Il progetto ha inoltre dato luogo alle pubblicazioni elencate di seguito, che non contengono informazioni sulle fonti di finanziamento del progetto, ad eccezione della voce n. 3, disponibile sul sito internet del progetto. 1. Stefano Vassallo, S\u0142awomir Mo\u017adzioch, S. Maria di Campogrosso: centro spirituale ed economico dai tempi della conquista normanna, Incontri. La Sicilia e l\u2019altrove, 24, s. 29-36 2. S\u0142awomir Mo\u017adzioch, Santa Maria di Campogrosso \u2013 zapomniany o\u015brodek kultu z czas\u00f3w norma\u0144skiego podboju Sycylii (w:) Cum gratia et amicitia. Studia z dziej\u00f3w osadnictwa dedykowane Pani Profesor Marcie M\u0142ynarskiej-Kaletynowej z okazji 65-lecia dzia\u0142alno\u015bci naukowej, s. 409-424, wyd. IAiE PAN 3. Zbi\u00f3r artyku\u0142\u00f3w: Santa Maria di Campogrosso (w:) Medievalia Mediterranea, t. 1 \u2013 zamieszczony na stronie internetowej projektu, 2021 \u2013 publikacja drukiem (po uzyskaniu finansowania)<\/p>\n\n<\/div>\n\n<\/section>\n\n\n\n<section class=\"wp-block-group ms-section alt is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n\n<div class=\"wp-block-group ms-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<p class=\"has-text-align-center\"><a class=\"ms-button outline-navy\" href=\"https:\/\/medievalsicily.org\/it\/progetti\/santa-maria-di-campogrosso\/\">\u2190 Powr\u00f3t do Santa Maria di Campogrosso<\/a><\/p>\n\n<\/div>\n\n<\/section>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Santa Maria di Campogrosso \u00b7 sottopagina Risultati del progetto Il progetto riguardava la storia di un centro di culto locale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":0,"featured_media":0,"parent":977,"menu_order":40,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","ast-disable-related-posts":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"class_list":["post-1035","page","type-page","status-publish","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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